Si sente parlare molto del team, del suo valore all’ interno di una organizzazione   e quindi  di come si crea, di come si gestisce e come si può portare il team all’ eccellenza !Nei vari seminari formativi  o sessioni di coaching  il   team è sempre all’ ordine del giorno, quindi oggi vorrei concentrare l’attenzione su concetti chiari  semplici e diretti.

Potrebbe essere  un paradosso  ma l’essere umano è la sintesi perfetta del concetto di  team, si adesso molti di voi storceranno la bocca o arricceranno il naso,  ma adesso cecherò di spiegarvi il perché.

Definizione di Team

Partiamo dalla definizione di Team “piccolo gruppo di persone con abilità complementari impegnate a collaborare per uno scopo comune, obbiettivi di performance comuni e modi di lavorare insieme  per i quali si ritengono responsabili a vicenda “ (Jon RKatzenbach) mentre Wikipedia definisce il corpo umano così:

“Il corpo umano è dunque un sistema in cui tutti i vari sottosistemi

o apparati sono in interazione tra loro per produrre la vita.”

Quindi più gli organi lavorano bene e sono in armonia e più il corpo umano  è armonioso e la sua performance sarà più alta!

Così come il team avrà persone integrate ed interagenti in modo armonioso e più il team sarà performante.

Come avete visto il paragone è calzante ed il parallelismo regge il confronto e rende ben l’idea, ma comunque poco ci aiuta a “gestire al meglio” il nostro team che dovrà seguire regole semplici e chiare.

Da quante persone può essere costituito un team?  Non esistono numeri minimi o massimi ma un buon team  non è superiore ai 15-20 elementi ed in caso di più persone si creeranno sotto-team.

Le tre fasi di crescita del Team

Team: le tre fasi

Team: le tre fasi

Le tre fasi  di crescita e sviluppo di un Team – che porteranno a elevate performance – sono: Inclusione, asserzione e la fase più importante quella della Collaborazione.

Queste sono 3 fasi distinte che richiedono lavoro, una guida competente e renderanno il percorso più facile e più veloce.  Vediamo come si sviluppano:

  1. Inclusione (forming): In questa fase l’individuo determina se è – e quindi si sente –  parte del team, l’attenzione di tutti sarà su se stessi. Momento molto delicato e di incertezza  e la performance non sarà quindi elevata. Il buon team leader dovrà quindi occuparsi delle preoccupazioni ed incertezze dei singoli così che il gruppo possa crescere  ed entrare nella seconda fase.
  1. Asserzione (storming): in questa fase  si esprime il potere individuale e si estendono  i confini, si marca il territorio, si stabilisce la gerarchia quindi ruoli e funzioni. Si valorizzano i punti di forza di ognuno e  si potrebbe incrementare il livello di competizione interna. Sfida interna quindi ma anche sfida contro il team leader che in questa fase dovrà poter accettare la sfida. La performance del team, a questa livello, può essere alta  e la  produttività si compenserà con la coesione. La  performance potrà essere superiore se il team passerà alla fase superiore.
  2. Collaborazione (performing): Questa è la fase più produttiva dove il forte senso di appartenenza e cooperazione aumenta la performance anche se all’interno si creerà una tensione dinamica forte che il team leader dovrà saper gestire.  Qui tutta l’energia del team sarà diretta all’esterno  verso gli obbiettivi comuni .

Queste divisioni tra le fasi sono permeabili, non così nette e quindi la posizione e lo stato del team  possono fluttuare molto facilmente così come avviene in occasione di un cambio del  personale all’interno del team.

Quindi il coaching può aiutare  le persone a lavorare bene insieme  così come un medico aiuterà  l’essere umano a crescere  sano e forte.

Adesso non ci rimane altro che concentrarci su questi aspetti e cominciare a credere che il valore complessivo sarà tanto più forte quanto il valore di ogni suo membro e che quando le cose vanno storte, o non vanno come vorremmo, è il momento di ricorrere al coaching come rimedio  immediato e sicuro.

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Roberto Boccacelli

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